This is not a safe place dei Ride

No Review – Ride, This is not a safe place: non si esce vivi dagli anni ’90

Dopo vent’anni di silenzio ritornano i Ride con il secondo album post reunion ‘This is not a safe place’, che segna il ritorno della band inglese all’alternative rock anni ’90 ed il tentativo di superamento del noise e della shoegaze postpunk dei primi album ‘Nowhere’ per approdare a dimensioni più melodiche e commerciali, tipiche del brit pop e dell’alternative rock anni ’90 dei Jesus and Mary Chain e dei My Bloody Valentine. Nel disco non mancano influenze forti quali quelle del beat pop anni ’60 dei ‘The Byrds’ e della new wave anni ’80/’90 dei New Order e dei primi Depeche Mode.

Tuttavia, essendo tristemente passati per tutti gli anni ’90, il risultato purtroppo non è sempre all’altezza del tentativo, lasciandoci un prodotto forse troppo commerciale non in linea con i livelli della band inglese ai suoi esordi.

Il disco si apre con un incipit che è un regalo per tutti i chitarristi con canzoni piene di shoegaze pesante degno di ‘Nowhere’, primo album della band.

Il pezzo strumentale d’apertura, ‘R.I.D.E.’, è un pezzo noise rock anni ’90 dove dominano le chitarre distorte e la batteria in stile Pixies, oltre che la voce dei cori di Andy Bell e Mark Gardener che cantano molto egoticamente solo la parola ‘RIDE’.

‘Future Love’, il primo singolo estratto dall’album, è un pezzo da radio molto orecchiabile in stile jangle pop in versione Smiths, estratto come singolo in quanto rappresenta degnamente l’impronta dell’intero disco.

‘Repetition’, una chicca per i praticanti della chitarra, è un pezzo degno di nota con basso, chitarra e voce elettronica molto new wave che ricorda le sonorità della dance anni ’80/’90 dei primi New Order. Nel pezzo la voce elettronica ripete il ritornello ‘Change, repetition’, che sembra anticipare il contenuto e l’anima stessa del disco, il prodotto di una band che per cambiare deve inesorabilmente ripetersi.

La vera perla dell’album è ‘Kill Skitch’, una botta di noise rock anni ’90 molto cattivo e molto fedele alle sonorità dei primi album della band di Oxford, in cui Andy Bell canta “I wanna kill your sound, make the right noise”. La canzone da sola vale tutto l’album e dimostra che la band risulta molto più forte e credibile quando fa ritorno alle sue origini: lo shoegaze ed il noise.

Con le tracce successive, ‘Clouds of Saint Marie’, Eternal Recurrence’, ‘Fifteen minutes’ ed anche ‘Jump Jet’, l’album perde di intensità sia nei testi che nelle sonorità, tipici delle atmosfere più commerciali del brit pop anni ’90. In alcuni accordi ‘Jump Jet’ sembra di sentire l’incipit della chitarra di The Edge degli U2 di ‘In the name of Love’, a dimostrazione che l’alternative rock anni ’90 non è morto ma è vivo e lotta insieme a noi.

Unica eccezione è ‘Eternal recurrence’ in cui la chitarra e la voce eterea di Andy Bell ricordano alcuni brani del Velvet Underground ma anche ‘Fifteen minutes’, grazie alla fragorosa chitarra di Mark Gardener.

La traccia ‘Dial Up’ è una ballata rock su una base di chitarra acustica che si salva per il finale noise e che affronta il tema dell’alienazione tecnologica con testi semplici e diretti, mentre ‘Shadows behind the sun’ è una ballata pop di cui non si sentiva davvero la mancanza.

Con ‘End game’ la band riprende le sonorità dei primi album basati sulla chitarra shoegaze e su un testo molto orecchiabile, confermando che alla fine i pezzi migliori della band risultano essere quelli che riprendono lo stile noise dei primi ’90 più suonato e meno pensato.

La traccia finale dell’album, in cui il ritornello canta ‘This is not a safe place’ che ha dato il titolo all’album è ‘In this room’, una canzone molto bella e molto lunga – di 8 minuti e quaranta – con un assolo finale di chitarra molto dreampop e psichedelico che fa viaggiare.

I Ride ritornano con un album molto ispirato che con i suoi difetti dimostra che l’alternative rock anni ’90 ha fatto il successo commerciale ma anche la fine di molte band e che si può uscire vivi da quegli anni o evolvendosi verso la svolta elettronica oppure tornando indietro alle origini, come hanno fatto molto bene in questo loro ultimo album i Ride.

Tracklist

  1. R.I.D.E.
  2. Future Love
  3. Repetition
  4. Kill Switch
  5. Clouds of Saint Marie
  6. Eternal Recurrence
  7. Fifteen Minutes
  8. Jump Jet
  9. Dial Up
  10. End Game
  11. Shadows Behind the Sun
  12. In This Room

Autore dell'articolo: francesca calabrini

francesca calabrini
Ragazza con un debole per le cause perse e una passione per la musica.