No Review – “Rusty Trombone” di Max Nocco: un’altra dance è possibile

Reinventarsi non è mai stato un problema per Max Nocco, prima batterista di estrazione hardcore/metal in band come Crollo Nervoso, Frattura, Hyoid Run Patty Run e Shank, poi organizzatore di concerti ed eventi culturali, oltreché animatore della scena salentina sotto l’egida della contaminazione. Oggi con l’EP “Rusty Trombone”, pubblicato a tiratura limitata solo su supporto vinilico, Max Nocco, nel frattempo divenuto un apprezzato DJ per la scelta del materiale adoperato nei suoi set, definisce le coordinate del proprio mondo.

La musica di Nocco viaggia su un livello di profonda sintesi di moduli apparentemente diversi ed inconciliabili tra di loro ma che, una volta sovrapposti, diventano una sorta di flusso di coscienza che si scorpora in trance sonica. Stiamo parlando della possibilità di superare i confini della club culture, elevandola ad attitudine capace di strutturarsi attraverso una congerie di rimandi colti e di suggestioni etniche con cui il passato si lega ad un futuro ipotetico. Il ritmo è il linguaggio basico che lega i tre brani dell’EP il cui andamento è scandito da continue stratificazioni di pattern, in un ideale infinito loop circolare ed ipnotico. L’opener Rusty Trombone vive in una terra di mezzo tra devianze dub, ipnosi trip hop e metrica afro, la successiva Viajar Com O Sol ha sussulti mediorientali che ricordano gli ambienti asfittici di “Mezzanine” dei Massive Attack, mentre in chiusura troviamo il remix di Rusty Trombone nel remake curato da DJ Sonda. “Rusty Trombone” è una dichiarazione di intenti da cui traiamo lo sforzo di costruire una dance diversa rispetto ai cliché, in grado di smarcarsi dai ristretti confini dei locali alla moda in cui l’aria è sempre troppo consumata, per guardare finalmente lontano ed incorporare il diverso che ci circonda.

Giuseppe Rapisarda

Autore dell'articolo: Giuseppe Rapisarda

Giuseppe Rapisarda
Avvocato, appassionato di musica. Da quando il padre gli regalò la cassetta di "Outlandos d'Amour" dei Police non ha più smesso di comprare dischi. Sa essere concreto anche se, di tanto in tanto, si rifugia in un mondo ideale sospeso tra le canzoni di Neil Young e le divagazioni oniriche dei romanzi di Murakami.