“Stand by Milano”: il nuovo album di Simone Pellegrino [Recensione]

L’estate è la più obliqua delle stagioni, il suo tempo è sospeso tra una dimensione reale ed una onirica in cui i ricordi si mescolano tra di loro, dando vita alla malinconia propria delle cose perdute. Perché l’estate può essere tanto il sole sugli ombrelloni dei villaggi turistici, quanto una enorme città con i suoi supermercati a temperature polari a contrastare il naturale corso della metereologia.

Nell’immaginario di ioPellegrino, moniker di Simone Pellegrino, la musica è come una lente di ingrandimento dei sentimenti che diventano il mezzo con cui tutto si trasfigura in un gioco sottile che ricerca la profondità nella apparente superficialità dei luoghi comuni. Già con “L’Amore nel 3002” l’artista salentino aveva definito il proprio mondo inquadrandolo all’interno di coordinate emotive che definiscono la nostra solitudine, soprattutto la domenica: “Guarda come siamo soli, come siamo diventati soli / grandi stelle luminose ferme sulle nostre posizioni”. Quelle stesse tematiche esistenziali sono adesso ripercorse nel nuovo “Stand by Milano” forse ancora più a fuoco e con arrangiamenti votati alla sottrazione ma sempre ricercati nelle soluzioni armoniche.

Tutto diventa metafora, la società degli eccessi volgari, le metropoli che ingoiano i sentimenti facendoli diventare merce di scambio nelle vetrine dei social media. Anche in questo caso Simone Pellegrino ha scelto la soluzione di liberare la propria musica come spore nell’etere sintetico, anziché tenerla in ostaggio nei meandri asfittici di un hard disk, perché conta solo la vita con tutte le sue poetiche imperfezioni. Il mood dei brani ricalca l’attitudine di base molto prossima a Jason Lytle e ai suoi Grandaddy, con tutta la loro liquida nostalgia, così come all’ironia multicolore di Max Gazzè e delle sue geometrie eccentriche (vedi le nuances vintage di Rumori in una stanza). La musica di “Stand by Milano” suona diretta, pur nascondendo una profonda osservazione del microcosmo di chi vive in una città sconfinata come Milano e si ferma un attimo ad analizzare le infinite sfumature della normalità.

L’opener La domenica a Milano colpisce subito al cuore con il suo carico emotivo che sottolinea come la socialità si nutra di distanze, mentre Netflix è una perla per il suo climax sommesso fatto di una stratificazione di Rhodes e synth avvolgenti. Contatto ricorda in qualche modo le sinuosità della scrittura lacerante di Andrea Lazlo De Simone e la finale Spiagge d’Agosto chiude il cerchio con un ideale ritorno ad Otranto e a quelle sonorità electro-pop che sono il terreno ideale per Simone Pellegrino. “Stand by Milano” è il racconto di stelle le cui traiettorie non si sfiorano mai, di stagioni che si avvicendano e si portano dietro un po’ di noi. L’album è un’ottima conferma per un talento che meriterebbe di più.

Giuseppe Rapisarda

Autore dell'articolo: Giuseppe Rapisarda

Avvocato, appassionato di musica. Da quando il padre gli regalò la cassetta di "Outlandos d'Amour" dei Police non ha più smesso di comprare dischi. Sa essere concreto anche se, di tanto in tanto, si rifugia in un mondo ideale sospeso tra le canzoni di Neil Young e le divagazioni oniriche dei romanzi di Murakami.