Submeet

submeet, un terminal di partenza verso il caos [Recensione]

Si intitola “Terminal” debutto dei submeet, trio mantovano composto da Zannunzio (Andrea Zanini, voce e basso), Andrea Guardabascio (voce e chitarra) e Jacopo Rossi (voce e batteria). Dedita ad un peculiare e personalissimo mix di sonorità post punk, noise e shoegaze, la band ci ha molto colpito con la descrizione data al termine che dà il titolo a  questo violento quanto raffinato esordio su LP:

Il luogo a cui ci siamo ispirati è l’aeroporto. Non uno in particolare, ma l’immaginario di tutti gli elementi che compongono l’esperienza del viaggiare tramite il volo. L’aereo è il mezzo più veloce e comodo per muoversi, ma è anche quello in cui si è sottoposti a maggior controllo dell’identità”.

Attenzione però: “Terminal” non è la linea guida di un concept album, bensì una parola che con la sua polisemia si apre a diverse chiavi interpretative tanto per l’ascoltatore quanto per la band, la quale sfrutta i diversi significati del termine per esplorare e sperimentare diversi temi e stili sonori, accompagnata dalla preziosa opera di produzione di Davide Chiari dei Tin Woodman.

Accade così che, paradossalmente, una pièce di autentico terrorismo sonoro – termine che con gli aeroporti non va particolarmente d’accordo – dialoghi in piena contrapposizione con la tanto alla raffinata ed idealistica concettualità sonora del Brian Eno dell’era “Music for Airport”, sposandosi allo stesso tempo con la violenza brutale e malata di un’opera come “Terminal Spirit Disease”, capolavoro death metal degli At The Gates e titolo che lascia trasparire lo stato terminale della malattia spirituale della nostra epoca.

Ma il “Terminal” è anche il computer o, al giorno d’oggi, lo smartphone, il tablet, tutto ciò che è inter- ed iper-connesso, con ogni individuo attore o forse vittima in questo sistema di super-intelligenza e controllo degno di un racconto di Philip K. Dick. All’interno di queste tematiche, la musica dei submeet si assembla in forme diverse e cangianti in ognuno dei dieci brani del disco, in un’esperienza sensoriale che, all’interno di una semioscurità nerogrigia ci offre  shockanti esplosioni cromatiche e brividi da pelle d’oca.

Siete pronti al check-in per questo volo emozionante?

 

 

 

 

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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