The Italian Baba: dal libro di Folco Terzani alla realtà virtuale [Recensione]

È una tranquilla serata autunnale, arrivati allo Spazio Rossellini dopo una piacevole passeggiata, veniamo accolti in un ampio salone semideserto. Ci avviciniamo, spinti dalla frenesia per la novità, a delle file di sgabelli bianchi, su ognuno dei quali sono già stati predisposti un dispositivo VR ed un paio di cuffie. Quello che ci aspetta, ci dicono, è un esperimento di condivisione collettiva, nonostante si basi su una tecnologia sviluppata come esperienza individuale.

Indossiamo, quindi, il visore e le cuffie ed in un attimo veniamo catapultati in una polverosa strada inondata di sole. Liberi di ruotare sui nostri sgabelli, iniziamo a prendere confidenza coi luoghi, visti a 360 gradi, e veniamo travolti da una folla di passanti coi loro abiti dai colori sgargianti, un vociare incomprensibile e gli occhi puntati su di noi.  Ci troviamo nella calda, luminosa, affollatissima India, che nonostante i limiti di questa primitiva forma di realtà aumentata, ci appare quasi tangibile.

È così che ci ritroviamo ad essere veri e propri pellegrini in viaggio, seguendo un percorso che ci porterà sulle orme di Baba Cesare, il sadhu italiano, che molti anni fa decise di partire alla volta dell’India per condurre una vita all’insegna dell’ascetismo. Nel viaggio ci allontaniamo dal fragore delle città moderne per recarci nella desolata Hampi, sede di un’antica città ormai in rovina, inghiottita dalla giungla nel corso dei secoli. Ed è proprio in questa cornice fatta di templi abitati da scimmie, all’interno delle grotte nei pressi del fiume Tungabhadra, che da anni trovano rifugio coloro che decidono di allontanarsi dalla civiltà per dedicarsi ad un loro percorso di vita interiore.

Guidati dalla voce di Elio Germano, voce narrante del film ed interprete delle parole tratte dal libro “A piedi nudi sulla terra” di Folco Terzani, ci immergiamo nella quotidianità dell’asceta, ci ritroviamo insieme a lui attorno al fuoco sacro, riscopriamo il contatto con la natura, ci interroghiamo sull’origine del cibo che mangiamo e sul tipo di vita che conduciamo nella società moderna.

Il film “The Italian Baba – La mia grotta in India”, proiettato dal 24 al 27 Ottobre, è la versione preliminare (si tratta di una rough copy) di un lungo lavoro, frutto di un progetto artistico a più ampio raggio, che ha portato Elio Germano e Omar Rashid ad avvicinarsi alla figura di Baba Cesare, nel tentativo di poterne raccontare la storia. In questo contesto, i due scoprono l’opportunità di utilizzare la realtà virtuale come un innovativo espediente narrativo, che permetta di creare un efficace connubio tra la tecnologia, capace di coinvolgerci sensorialmente nel viaggio, e la narrazione in sé, intesa come guida spirituale nel percorso interiore alla riscoperta di se stessi.

Autore dell'articolo: Vincenza Avellina

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