No Review – ARTO: un viaggio al termine della notte

ARTO “Fantasma”

Labels: Sanguedischi, Offset Records, Dischi Bervisti, The Fucking Clinica e Fegato Dischi

Uscita: 01/03/2017

Nel nostro paese / Non dovrebbero esserci delle sere tristi (…) Perché di fronte alla miseria / Basta nulla /Agli uomini per rifiutare / L’insopportabile vita‎”: così recita il testo di Bertolt Brecht sulla musica di Hanns Eisler in On Suicide, brano scelto dagli ARTO come apertura di “Fantasma”. Non è un caso che siano proprio le parole di Brecht, declamate da IOSONOUNCANE, ad inaugurare una sorta di messinscena dell’inquietudine allestita da Luca Cavina (bassista negli ZEUS! e Calibro 35), Bruno Germano (produttore di IOSONOUNCANE), Cristian Naldi (chitarrista di Ronin e Fulkanelli) e Simone Cavina (batterista di IOSONOUNCANE, Junkfood e Comaneci) nel progetto denominato ARTO.

La band, nata nel 2017 a Bologna, è la sintesi di esperienze diverse ma confluenti in un unico sentire, quello di dare vita alla sonorizzazione di un viaggio interiore nei meandri oscuri dell’Essere, dove ogni cosa coincide con il suo esatto contrario. La musica degli ARTO è la rappresentazione di una creatura sfuggente, difficile da inquadrare, come una foto scattata ad un corpo in perenne movimento che, nel momento stesso in cui crediamo di averlo catturato, è diventato già diverso da sé. La musica degli ARTO sembra dare voce all’irrazionale, in un labirinto infinito in cui si smarrisce la via d’uscita illusi dalla scia di false rifrazioni di luce, così come l’obliqua struttura geometrica dei brani, costituiti da armonie che sembrano pareti scoscese. Difficile dare definizioni ad una musica complessa e totale come quella racchiusa in “Fantasma”, registrato dalle mani esperte di Andrea Rovacchi e Bruno Germano ai Vacuum Studio di Bologna (tra le cui pareti hanno registrato, tra gli altri, Zu, Massimo Volume, Julie’s Haircut, In Zaire), prodotto da Bruno Germano, nonché dagli stessi ARTO, e masterizzato da Carl Saff al Saff Mastering di Chicago.

L’album ha un’attitudine post rock mescolata a folate apocalittiche post metal e ad un utilizzo colto di stilemi black metal, il tutto organizzato con grande coerenza. La teatralità dell’impianto si avverte in brani come Trauma che nasce come library music di impronta noir per poi modificarsi geneticamente in una deriva sludge prossima ai Neurosis. Il respiro flebile di Larva si cristallizza al contatto con l’aria gelida prima di schiantarsi sotto i colpi di un impietoso blast beat, mentre Ship of Theseus è il fuoco della distruzione che si abbatte sull’umanità per purificarla. Dopo il dualismo di A Ghost Limbo, con la sua alternanza di magniloquenza materica e cesure dark ambient, troviamo la perfezione delle forme di AibohphobiA, toccante nel suo classicismo morriconiano.

Fantasma” è forgiato con l’aria e con il fuoco, ricco delle vibrazioni di una umanità dispersa che si stringe per ritrovarsi, scortando le proprie ombre oltre la notte per evitare che si dissolvano alla luce del giorno che verrà.

Giuseppe Rapisarda

 

Autore dell'articolo: Giuseppe Rapisarda

Giuseppe Rapisarda
Avvocato, appassionato di musica. Da quando il padre gli regalò la cassetta di "Outlandos d'Amour" dei Police non ha più smesso di comprare dischi. Sa essere concreto anche se, di tanto in tanto, si rifugia in un mondo ideale sospeso tra le canzoni di Neil Young e le divagazioni oniriche dei romanzi di Murakami.