No Review – Da Beirut a “Gallipoli”, prosegue il viaggio musicale di Zach Condon

Nasce da un viavai di partenze e ritorni “Gallipoli”, quinto album di Beirut/Zach Condon: da un lato il ritorno dell’organo Farfisa con cui aveva composto i primi album, finalmente trasportato dalla nativa Santa Fe alla nuova casa di New York, dall’altro una serie di viaggi a Berlino e in una splendida Puglia che ha stregato Condon con la sua bellezza mediterranea, nei quali quest’ultima opera ha via via preso forma.

Dodici ispirati brani in cui troviamo il bilancio della carriera dell’eclettico musicista del New Mexico, che grazie al suo bizzarro e geniale immaginario musicale è stato capace di ibridare l’indie-folk alla base delle sue composizioni con il sound di ottoni tipicamente balcanico; un approccio parzialmente abbandonato nel pur valido “No No No” del 2015 che invece ritroviamo un po’ a sorpresa in questo sorprendente “Gallipoli”.

Saranno state le suggestioni della Puglia, che per storia e collocazione geografica è da sempre un ponte verso l’Europa dell’Est, sarà stata l’ispirazione berlinese o il ritrovamento dell’amato Farfisa, fatto sta che il nuovo Beirut compie un percorso insolito, compiendo un passo indietro a livello di sound che in realtà si traduce nel proseguimento coerente del proprio ideale artistico.

Album certamente non rivoluzionario ma in ogni caso sincero ed ispirato, “Gallipoli” mantiene le atmosfere solari della precedente opera riabbracciando il passato ed arricchendolo di nuove suggestioni mediterranee, riscontrabili nel canto evocativo e spensierato di Zach e nell’uso di chitarre e cori che molto ricorda la tradizione folk pugliese: Condon ed il suo staff di musicisti e tecnici hanno dato vita a quello che forse è il loro album più cosmopolita e genuinamente sperimentale, pensando non tanto a stupire il pubblico con stravolgimenti a livello musicale, ma lavorando in maniera certosina sull’amalgama fra strumenti provenienti da tradizioni lontane, che la sapiente opera in fase di produzione ha saputo unire nel migliore dei modi.

Un lavoro coerente e squisitamente piacevole, che ci consente di dare il bentornato ad uno degli artisti più particolari dell’ultima decade.

Tracklist:

  1. When I Die
  2. Gallipoli
  3. Varieties of Exile
  4. On Mainau Island
  5. I Giardini
  6. Gauze fur Zah
  7. Corfu
  8. Landslide
  9. Family Curse
  10. Light in the Atoll
  11. We Never Lived Here
  12. Fin

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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