No Review – “Goodbye”, anzi, “Hello” Numb.er

Ammettiamo di non conoscere da molto i Numb.er, tuttavia, la loro convincente ed acclamata performance in apertura agli A Place to Bury Strangers del 6 settembre 2018 al Magnolia ci ha spinti a volerli conoscere meglio ed a scoprire “Goodbye”, l’ossimorico album che rappresenta il debutto del quintetto californiano.

Capitanata dal talentuoso Jeff Fribourg (lead vocale e sintetizzatori), artista poliedrico già al lavoro con gli shoegazer Froth nonché ottimo fotografo ed artista visuale del quale potete apprezzare qui le sue opere, la band è composta da Laena Geronimo (voce, basso, synth), Nicholas Ventura  e Nick Winfrey alle chitarre e Cameron Allen dietro alle pelli.

Il genere proposto  è un ottimo post punk ricco di contaminazioni darkwave, nel quale il gruppo riprende e rielabora con personalità la lezione di maestri dei generi come Joy Division, da cui riprendono l’elegante minimalismo sonoro, Mission e Christian Death del periodo di Rozz Williams, dei quali fanno proprie le atmosfere spettrali suburbane ed il mood tenebroso di alcuni pezzi (con “Hate” ed “Again” che ci hanno ricordato molto da vicino alcuni passaggi di brani come “Spiritual Cramp” e “Figurative Theatre”).

Composto da nove tracce più l’intro strumentale “Lude (I need it)”, l’ascolto di “Goodbye” si rivela sorprendente anche per l’ottima produzione, che assieme alla grinta della band riattualizza efficacemente le già citate sonorità di fine anni’70/prima metà degli Eighties, dando vita ad un lavoro dal sapore ora gelido, vedi brani come  “State Lines”, ora sinistro ed inquietante (“We Hide”), ora dichiaratamente punk come nella scatenata “Numerica Depression”.

Un debutto convincente e ben realizzato, che per l’intera durata dell’album non presenta cali d’ispirazione o momenti “riempitivi”, confermando l’ottima impressione fatta dal vivo da questi cinque ragazzi losangelini, già decisamente padroni del palco.

Uscito nel mese di maggio 2018, “Goodbye” è un album intrigante ed oscuro, che ammicca agli ascoltatori, invitandoli  a scatenarsi sulle note di una  danza macabra dell’era digitale, alla quale noi ci siamo volentieri uniti. Non ci resta altro che estendervi l’invito, se siete amanti di queste sonorità oscure e minimali siamo certi che non ve ne pentirete.

 

Tracklist

  1. Lude (I need it)
  2. Father
  3. Numerical Depression
  4. Without Bloom
  5. State Lines
  6. A Memory Stained
  7. Hate
  8. The Black Bird
  9. Again
  10. We Hide

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola