No Review – Il cantautorato dall’anima rock di Jena Lu in “Le Dita Nelle Costole”

Jena Lu è lo pseudonimo di Mirko Lucidoni, cantante, chitarrista e autore già attivo sulla scena con la band alternative rock laBase. Alla ricerca di un suono diverso per le proprie composizioni, spogliandole dell’elettricità del rock – ma non della sua attitudine – il musicista mette su il proprio progetto solista, manifestatosi nell’album di debutto Le Dita Nelle Costole, pubblicato a febbraio per I Dischi del Minollo.

Le nove tracce dell’album tradiscono il background di Lucidoni, che sarebbe chiaro anche senza leggerne la biografia. Sin dall’iniziale “Barad-dur” si delinea uno stile che è sì cantautorale, ma porta in grembo quella sfrontatezza, quella vocalità sgraziata e sboccacciata tipica di certo rock alternativo, sanguigno e Nineties. Nel corso della tracklist emerge, comunque, una patina malinconica tutta italiana (“L’Esodo”, “La Sera”) che rappresenta il punto di connessione principale con il cantautorato, svelando così in contemporanea le due anime del progetto. Un unicum è “La bamba”, brano guascone da cantare in coro davanti a una fiaschetta di vino, nonché uno dei momenti più elettrici e “da band” dell’album, perlopiù giocato fra chitarra acustica, loop e percussioni.
A voler fornire un paragone, sin dalle prime note non si può fare a meno di accostare Jena Lu a un personaggio che, con i dovuti distinguo, ne ha in comune la storia: Edda. Non è un caso che sul finire della tracklist viene fuori una cover di “Spaziale” che, ammettiamo, sulle prime ci fa storcere il naso. Riproporre un brano di questo spessore, originariamente interpretato in maniera del tutto unica dall’ex-frontman dei Ritmo Tribale, è un bell’azzardo. Un azzardo che alla fine riesce, soprattutto perché quello di Lucidoni suona come un tributo sincero e fedele, con qualche variazione che lo mette in linea con il resto del disco – insomma, promosso alla prova forse più difficile.

Definire Le dita nelle costole in maniera univoca e completa non è istintivo, poiché nonostante un’atmosfera e un suono comuni (quasi) a tutti brani, i vari episodi in realtà differiscono tra loro per sensazioni trasmesse, presa ed efficacia. Alcuni momenti meno ispirati rendono l’ascolto spigoloso, poco scorrevole, ma analizzando quelli migliori non possiamo che lodare Jena Lu per le qualità autoriali ed espressive. Insomma, ascolto consigliato a chi cerca un cantautorato diverso, assolutamente e fortunatamente fuori moda, con un approccio punk del tutto personale e intrigante.

Autore dell'articolo: Francesco Paladino

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