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No Review

No Review – I Quattro Quartetti di T.S Eliot musicati da Emidio Clementi e Corrado Nuccini

Si parta da Emidio Clementi e Corrado Nuccini. Due figure che sono entrate nell’élite del post-rock italiano. Il primo, voce narrante e bassista dei Massimo Volume; il secondo, chitarrista dei Giardini di Mirò. A queste due personalità, aggiungete un genio statunitense (naturalizzato britannico) consacrato all’olimpo della storia della poesia: Thomas Stearns Eliot. Il padre del correlativo oggettivo; una delle personalità di punta del modernismo; un sacerdote che ha saputo evocare sentimenti in aperta rottura con la tradizione e che ha sedotto una generazione alla ricerca di stimoli e lidi lontani dalla cultura ottocentesca.
Dalla commistione del blocco sinestetico tra post-rock italiano e poesia novecentesca d’avanguardia nasce la messa in musica dei Quattro Quartetti, uno dei componimenti più affascinanti del poeta di Saint Louis.

Per questo lavoro ambizioso, uscito per la 42records, si nota un distacco di Clementi e Nuccini dall’estetica musicale delle loro rispettive band. Non ci sono né l’asciuttezza post-hardcore e la spoken-word quotidiana tipiche dei Massimo Volume, né i delicati contrappunti chitarristici e le atmosfere Mogwai-ane tanto familiari ai Giardini di Mirò. Il complesso tappeto musicale è in perfetta sintonia spirituale con l’evocazione ancestrale della poesia Eliot-iana. Per rispettare lo schema strutturale e metrico del componimento di Eliot, l’LP è composto da quattro brani, ciascuno di essi denominato con il nome di ogni singolo “quartetto”. Gli arrangiamenti sono tetri, completamente destrutturati e non danno alcun punto di riferimento all’ascoltatore. Le percussioni sono appena accennate, gli strumenti si intrecciano dando vita a dei temi che hanno l’astrattezza e l’evocazione come punto di forza. I due portano alle estreme conseguenze i dettami stilistici delle loro band storiche per dare vita a dei collage minimalisti che si immergono profondamente nell’indefinito. Più che post-rock (di cui si intuisce comunque la presenza), questa è musica da camera che strizza l’occhiolino alle tecniche compositive della musica classica. Lo stesso Eliot si ispirò alla composizione musicale per la stesura dell’opera, cavalcando così la tendenza panartistica del primo novecento che predicava una sorta di fusione tra le varie forme d’arte (in scrittura si può citare la complessa opera di Aldous Huxley Point Counter Point).

Per quanto riguarda la voce di Clementi, beh… è diversa. È più profonda, più cupa; a tratti anche più inquietante. Si riesce a percepire come le parole di Quattro Quartetti scorrano in maniera melliflua nel suo sangue e la buona riuscita dell’immedesimazione di Emidio nel liricismo di Eliot. Analizzare a fondo i testi è impresa quantomeno ardua, come lo è decifrare i vari componimenti ed istanze moderniste. Nonostante ciò, sono parole che possono colpire a fondo i gusti più vari sia musicali che poetici. Nelle parole di Eliot mediate da Clementi ci sono riflessioni suggestive sul tempo, scenari quotidiani angoscianti, scontri di realtà… un microcosmo tormentato e maledettamente affascinante.

In conclusione, l’arrangiamento di Quattro Quartetti di Clementi e Nuccini è un tentativo di entrambi di sperimentare ed andare oltre. L’esperienza di entrambi si sente in ogni singolo secondo del lavoro. Il disco va ascoltato con cura ed attenzione ed è in grado di offrire un tipo di viaggio musicale e lirico di assoluto spessore.

Written By

Batterista con un debole per i cibi pesanti e la lingua d'Albione. Amante di post-rock, post-hardcore e prog d'annata.

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