No Review – Deerhunter, la gentile alternativa pop

I quattro anni passati da “Fading Frontier” sono stati un’attesa assai ben ripagata, perché il ritorno dei Deerhunter rischia di concretizzarsi in uno dei più interessanti album dell’intero 2019, se non con ogni probabilità il loro migliore full length in una già corposa discografia di 7 album e svariati EP. Provenienti dallo stato della Georgia come i R.E.M., Bradford Cox e soci si sono spesso ritrovati a sostenere poco calzanti paragoni con la band di Athens per mere questioni geografiche, quando in realtà il tono delle loro composizioni è ben diverso: nei Deerhunter dell’ultimo periodo, che hanno perso quella certa verve punk che caratterizzava i loro esordi, è infatti la vena nostalgico/malinconica a prevalere sulla componente rock che ha invece caratterizzato il trio capitanato da Michael Stipe, uno sguardo esistenziale parimenti profondo che si concretizza in atmosfere languide e soft, improntate su un utilizzo sapiente di melodie vicine ora al folk, ora al cantautorato lo-fi made in USA.

Ciò che maggiormente abbiamo apprezzato in “Why Hasn’t Everything Already Disappeared?” è certamente il contrasto fra il titolo/scioglilingua e la semplicità cristallina di melodie e testi che Cox ed i suoi compagni d’avventura sono riusciti a produrre, trovando un assai espressivo equilibrio fra la profondità dei testi – dal mood ora esistenzialista, ora bucolico, ora brillantemente surreal/avanguardistico – e un gusto per la melodia che trae ispirazione da due pezzi da novanta della scena alternative contemporanea come War On Drugs e Flaming Lips, concretizzando la propria grande ispirazione in dieci brani perfettamente equilibrati fra il miglior indie ed il pop più raffinato.

Dietro all’apparente semplicità di una parte musicale che semplicemente “prende” l’ascoltatore in ogni singola canzone, troviamo infatti una serie di arrangiamenti efficaci e particolari che conferiscono all’intera opera un sound peculiare, con l’ulteriore valore aggiunto conferito dalla voce di Bradford, in grado di proporre un’interpretazione coinvolgente e tormentata che esprime tanto un senso di struggimento, quanto di una certa “positività nonostante tutto”: nel suo tono riflessivo, “Why Hasn’t…”, è un’opera all’interno della quale prevale la volontà di farcela, perché appunto “tutto non è ancora sparito” ed è possibile andare avanti canticchiando ironicamente pezzi come “No One’s Sleeping” o “What Happens To People?” (i due potenziali single di successo del disco) , mentre seguiamo le cadenzate linee vocali di Cox.

“Why Hasn’t everything Already Disappeared?” ci sembra essere l’album che finalmente conferma totalmente le potenzialità dei Deerhunter, giunti probabilmente a quel punto della propria carriera in cui possono abbandonare l’etichetta di gruppo cult per aspirare a consensi sempre maggiori.

Tracklist:

1. Death in Midsummer
2. No One’s Sleeping
3. Greenpoint Gothic
4. Element
5. What Happens to People?
6. Détournement
7. Futurism
8. Tarnung
9. Plains
10. Nocturne

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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